Page 10 - Inconciliabilità tra cristianesimo e marxismo nelle riflessioni del giovane Luigi Sturzo
P. 10

- egli scrive - sarà contrastata e turbata da un nuovo e più intenso perverti-
              mento delle anime e da una apostasia sociale della religione da parte del nuovo
              elemento ricostituivo della società: il proletariato universale». In lui, date le
              premesse, c'è la consapevolezza di trovarsi di fronte a un evento ineluttabile, tanto
              da dovere annotare che «tali effetti perniciosi non sono sogni di pessimista o di
              febbricitante, ma deduzioni positive dai fenomeni della vita sociale d'oggi e
              dal continuo decadimento della vita cristiana dell'operaio, che spinto da ne-
              cessità o da ambiente, si ascrive al partito socialista» (lvi: p.  140).

                    Sturzo faceva queste considerazioni nel1901, allorquando si era ben lontani
              dall'immaginare le funeste conseguenze che sarebbero scaturite dall'instaurazione
              dei regimi comunisti in alcune parti del mondo, in cui la classe operaia, diventata
              preda dei  partiti marx.isti, sarebbe stata, malgrado tutto, falsamente ritenuta per
              alcuni decenni all'avanguardia del progresso economico e dell'emancipazione so-
              ciale. La maggior parte dei cattolici, a giudizio del sacerdote calatino, a causa del
              perdurare dell' «inerzia» e della «fiacchezza dei sentimenti cristiani», non sa-
              rebbe stata capace di ostacolare l'ondata comunista.


                    I risultati di un trentennio di attività del movimento cattolico appaiono de-
              ludenti a Sturzo: «poco popolari nella rigenerazione della vita religiosa privata
              e pubblica, e abbastanza empirici o limitati nello svolgimento economico-so-
              ciale». Sicché è facile constatare che il popolo, «immiserito, insidiato, ingannato,
              [ ... ] corre verso il socialismo, il quale lo attira nelle sue spire vorticose per
              mezzo di una organizzazione sociale-popolare o di classe». La preoccupante re-
              altà porta il giovane prete «all'evidente conclusione che bisogna risolvere ur-
              gentemente e con larghezza di vedute la questione di una organizzazione
              cattolica, la quale valga a porre l'azione nostra per una via popolare e sociale
              e sia atta ad attirare intieramente il popolo nella vita religiosa individuale e
              sociale,  e a  risolvere i problemi che agitano tutta la vita della civiltà del-
              l'epoca» (Ibidem).

                    È siffatto stato di cose che spinge Sturzo a «uscire dalla sacrestia», acco-
              gliendo l'invito di Leone XIII, e a scendere in campo prodigandosi a favore dei
              meno abbienti. Egli, nel rivolgersi al popolo, dà priorità al fattore religioso e morale,
              ritenendo l 'uno e l'altro fondamentali ai fini di una vera emancipazione sociale,
              ma, contemporaneamente, insiste sulla necessità e sull'urgenza che il movimento
              cattolico, «pur tenendo a base o come fme ultimo la religione, dovrebbe mirare
              come a suo oggetto immediato, a tutte le condizioni economiche, sociali e po-
              litiche della classe operaia». Occorre, infatti, che «da una parte si rivendichino
              i giusti diritti, si tutelino gli interessi, si promuovano i miglioramenti degli ope-
              rai, e dall'altra si preservino le classi popolari dalle insidie morali, religiose
              ed anche economiche del socialismo». Un'attività da mettere subito in moto con
              un fine ben preciso: «per potere, in un futuro avvenire, avviare la questione so-
              ciale alla sua naturale e cristiana soluzione» (lvi: pp.  140-141).

                                               - 8-
   5   6   7   8   9   10   11   12   13   14   15