Page 12 - Inconciliabilità tra cristianesimo e marxismo nelle riflessioni del giovane Luigi Sturzo
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amministrativa di Caltagirone. Per lui un partito di cattolici deve essere un partito
              essenzialmente di centro e, per «rendere al paese i servizi più segnalati», deve
              impegnarsi nella sua «triplice funzione di controllo, di opposizione e di coe-
              sione, equilibrando le forze divergenti» e senza ricorrere a «volgari pretese, né
              bassi compromessi, né astiosa lotta personale». Esso «non anela al potere
              come a un fine»  perché il potere deve «poggiare sulla coscienza popolare»,
              senza la quale diventa «termine di ambizione, mezzo di disoneste speculazioni,
              predominio di parte, egemonia faziosa».

                   Il sacerdote calatino intendeva portare avanti una struttura organizzati va di
              tipo politico-amministrativo, capace di contrastare e di spezzare i vecchi equilibri
              feudali, fondati sugli abusi e sui soprusi dei gabellati e sull'avidità degli interme-
              diari tra braccianti e datori di lavoro.  Egli riteneva indispensabile una forza di
              competizione con un programma chiaro ed energico, pronta a sfidare, scendendo
              nello stesso campo d'azione, le nuove associazioni di matrice marxista e le vecchie
              consorterie liberali. Essa, all'insegna della democrazia cristiana, avrebbe dovuto
              sostanzialmente svolgere un ruolo di carattere pedagogico-sociale con il proposito
              di educare le masse contadine e operaie allo spirito solidaristico e associazionistico
              e a un'attiva partecipazione alla vita amministrativa dei municipi.

                   «Noi democratici cristiani - scrive Sturzo senza complessi di inferiorità
              nei confronti delle altre forze politiche - non siamo dei settari, non crediamo
              solamente buona la nostra merce, non crediamo di  avere il monopolio del-
              l'onestà, dell'amore alla patria e al popolo, come altri fanno, noi accettiamo
              il bene da qualunque parte venga; però scendiamo in campo soli, perché la
              nostra bandiera non si piega né a destra, né a manca; perché abbiamo un pa-
              trimonio  di  idee,  che  non vendiamo  a  nessuno;  perché abbiamo  un pro-
              gramma  vasto  di  ricostituzione  sociale  in  tutti  i  campi,  dal  religioso
              all'economico, che è nostro e non lo  barattiamo a qualsiasi prezzo;  perché
              non vogliamo servire a nessuno, come base politica elettorale, che sfrutta le
              amministrazioni cittadine e le energie comunali; perché vogliamo restar liberi
              nella nostra azione di centro, favorendo e propugnando il bene, contrastando
              il male».

                   Egli ribadisce e sviluppa tali concetti  nel famoso discorso di Caltagirone
              del24 dicembre 1905, che, certamente, rimane tra i suoi testi politici più rilevanti
              e, oggi, più noti. Il titolo è assai significativo: I problemi della vita nazionale dei
              cattolici.  Fu scritto da Sturzo pochi mesi dopo la sua elezione a pro-sindaco e a
              consigliere provinciale di Catania, due episodi dai quali, nonostante la situazione
              nazionale, ipotecata dal «non expedit» e dalla conseguente mancata partecipazione
              dei cattolici alla vita politica del Paese, dovette trarre molta fiducia per il futuro.
              Nel testo si  riscontra in maniera esplicita  l'intenzione sturziana di  dare vita in
              campo nazionale a un partito di ispirazione cristiana, ma responsabilmente acon-
              fessionale, laico, rispettoso della linea politica della Chiesa e autonomo da essa,



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