Page 13 - Inconciliabilità tra cristianesimo e marxismo nelle riflessioni del giovane Luigi Sturzo
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tanto che, nella sua denominazione, non avrebbe dovuto neanche fregiarsi  della
              qualifica di «cattolico». Quello che, insomma, dovrà essere nell919 il Partito Po-
              polare Italiano, anch'esso con un preciso programma.

                   A tal riguardo Mario d'Addio- il più autorevole e fedele interprete del pen-
              siero politico dello statista siciliano, anche per essere stato suo collaboratore nella
              direzione del «Bollettino di sociologia»  - rileva che nella visione sturziana il par-
              tito «non è più basato sugli individui associati da un comune orientamento
              politico, ma è fondato sul programma organico di cui sono chiari i principi
              ispiratori di una concezione sistematica della società, dello Stato, delle sue
              fondamentali istituzioni, per potere garantire una coerenza ai provvedimenti
              che propone» (M. d'Addio 2009: p.  15). Non sono, ovviamente, esclusi gli inte-
              ressi dei  singoli, dei gruppi, delle classi sociali, ma debbono convergere in pro-
              gramma condiviso e tendente, nella sua realizzazione, al bene comune.

                   Sturzo resterà fedele a questa sua prima visione del partito di cattolici. Al-
              lorquando potrà realizzarlo anche in campo nazionale, cercherà di perfezioname
              la fisionomia e di adeguarla alle nuove dimensioni, ma quegli aspetti etico-politici
              sopra accennati e la stessa posizione di centro rimarranno come i punti fermi del
              futuro partito, quasi a volere sancire una precisa continuità di indirizzo tra la prima
              democrazia cristiana, destinata a rimanere un movimento di opinione, e il Partito
              Popolare. Il nuovo partito, in quanto schieramento di centro e in quanto ispirato
              al cristianesimo, si presenterà anche come partito interclassista, caratteristica que-
              sta che starà molto a cuore al sociologo siciliano, che, nei suoi ultimi anni di vita,
              cogliendo nel mondo cattolico i sintomi di un pericoloso sbandamento, non si
              stancherà di ricordare ai leader della risorta democrazia cristiana.


                   Ma un più severo monito da parte del giovane Sturzo alle future generazioni
              democristiane mi pare si possa ricavare da un altro suo articolo dal significativo
              titolo Cultura e azione, pubblicato il 3 aprile sempre del  1902 e su «La Croce di
              Costantino».  Egli, ammettendo l'intima connessione e la reciproca integrazione
              di questi due termini, afferma che «il dilettantismo, il superficialismo, l'empi-
              rismo», ammazzano i democratici cristiani. E aggiunge che la «fonte principale
              di vita per gli uomini sono le idee» e che l' «atto sintetico di tutto l'uomo è il
              pensiero, che è amore, attività esterna, movente, guida di opere e di arte». In
              questa coerenza tra cultura e azione, tra ideale e prassi, consiste a suo parere il se-
              greto del successo delle correnti di pensiero moderno, su cui  l'influenza dei de-
              mocratici cristiani è ben «poca, molto poca» e la pressione da essi esercitata
              «sulle menti delle classi colte e delle classi incolte non neutralizza le altre ben
              forti e contrarie pressioni».

                   Il rapporto cultura-azione è risolto da Luigi Sturzo in maniera tipicamente
              mazziniana, nel senso che deve esistere uno stretto legame tra la maturazione con-
              cettuale e morale del problema politico e l'attività pratica. Altrimenti si rischia di
              cadere nel vuoto astrattismo ovvero nell'azione torbida e incoerente, priva di si-



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