Page 6 - Inconciliabilità tra cristianesimo e marxismo nelle riflessioni del giovane Luigi Sturzo
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gidezza della gerarchia ecclesiastica nei confronti delle istanze dei primi demo-
              cratici cristiani, Sturzo trovò di certo un freno nella sua naturale predisposizione
              al realismo, ma ebbe una sicura guida nel fratello Mario. Questi, più anziano di
              lui di dieci anni e, sin dal1903,vescovo di Piazza Armerina, evitandogli di com-
              mettere qualche imprudenza alla maniera di Murri, influì molto nella sua forma-
              ZIOne.

                   Esisteva una simbiosi intellettuale tra Mario e Luigi. Era molto di più del
              comune, naturale rapporto tra due fratelli. A chi ha cercato di fare luce sulla figura
              e l'opera dell'uno e dell'altro, non è sfuggito il reciproco tentativo di integrazione
              culturale, che successivamente si svilupperà, attraverso una fitta e varia corrispon-
              denza scambiata dal1924 al1940. È un carteggio, che, oltre a offrirei originali ri-
              flession~ di  filosofia, di  storia, di politica, di  letteratura e di  vita quotidiana, ci
              consente di scoprire, nell'intimità delle righe, l'affascinante dialogo di due anime,
              protese, ognuna nel proprio ruolo e nel proprio campo, alla ricerca della verità e
              alla realizzazione del bene comune (Cfr. L.Sturzo-M.Sturzo: 1985).

                   Luigi Sturzo, tuttavia, non rinunciò a partecipare, tramite la sua attività pub-
              blicistica, al dibattito dell'epoca sul problema della democrazia, sulla relazione tra
              Chiesa e politica e,  soprattutto, sul rapporto tra cristianesimo e marxismo. Egli,
              verificando alla luce della sua fede la validità dei principi cristiani attraverso la di-
              retta esperienza di studioso di problemi sociali, di cooperatore e di amministratore
              comunale, elaborava soluzioni e teorie che riguardavano il vasto campo della vita
              pubblica. Su questa linea scopriva un'essenza tipicamente cristiana nel concetto
              moderno di democrazia e, nonostante qualche divergenza di tipo generazionale,
              finiva per trovarsi d'accordo con Giuseppe Toniolo nell'affermare che<<Una de-
              mocrazia o è cristiana o non è vera democrazia» (Toniolo 1897: pp. 325-369).

                   A Sturzo, appena ventinovenne, la democrazia cristiana appariva come un
              «sistema popolare di tutto l'ordinamento della società, riguardi esso la poli-
              tica, le leggi, la economia, la finanza», nel quale i diritti, la libertà, gli interessi
              del popolo, debbono essere garantiti e tutelati dal popolo stesso: «perché ognuno
              nella società deve avere il posto che gli compete in forza dei suoi diritti affin-
              ché si possa ottenere il benessere comune» (L.  Sturzo: 1900).

                    Queste prime riflessioni, rimaste alla base di tutta la successiva produzione
              scientifica, consentiranno ad Antonio Palazzo, giurista e attento studioso di Sturzo,
              di individuare un concetto di «democrazia industriale» nello statista cattolico, a
              giudizio del quale «una democrazia moderna- egli scrive - deve considerare,
              secondo il principio dell'organicità sociale, la rappresentanza dei portatori
              di interessi economici e, come in politica il sistema democratico non può non
              essere che rappresentativo, altrettanto va detto del sistema economico sana-
              mente corporativo che deve essere anch'esso libero e rappresentativo». A tal
              riguardo Palazzo pone opportunamente l'attenzione sulla «valenza» del termine
              «corporativo» precisando che «per Sturzo la corporazione non è il semplice

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