Page 9 - Inconciliabilità tra cristianesimo e marxismo nelle riflessioni del giovane Luigi Sturzo
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Sturzo, in piena sintonia con la parola del Pontefice, sostiene che la de-
              mocrazia cristiana, se non coincide con la Chiesa, «invece, è un effetto degli
              insegnamenti sociali della Chiesa; effetto, il cui campo di operazioni diretto
              è la vita sociale, il cui obiettivo specifico è la lotta contro gli altri partiti so-
              ciali per il trionfo della vera giustizia, i cui caratteri generali sono indicati
              dalla Chiesa docente, per la pacificazione delle classi sociali; i cui mezzi sono
              le attività di vita pubblica, nell'ambito delle libertà civili, nello sviluppo del
              pensiero naturale illuminato dalla fede, nello svolgimento dei criteri econo-
              mici, amministrativi, legislativi, sociali in tutte le appartenenze della vita
              umana» (Sturzo, 1961 : p. 21).


                   Il sacerdote calatino, molto tempo dopo, nel ricordare l'intervento del Papa,
              scriverà: «Sembrò a molti un brusco cambiamento da parte dello stesso Pon-
              tefice la pubblicazione dell'enciclica "Graves de Communi''  con la quale pur
              permettendo che certe organizzazioni cattoliche mettessero per titolo e per
              programma la Democrazia Cristiana, ne toglieva ogni significato politico. Il
              nuovo intervento mirava ad impedire che l'azione cattolico-sociale divenisse
              un movimento politico in nome della Chiesa (democrazia volere o no significa
              governo di popolo); tanto più che in quel momento non solo gli Stati europei
              non erano democratici,  ma la classe politica dirigente era contraria alla de-
              mocrazia» (Sturzo 1948: pp. 10-11).

                   Il magistero della Chiesa sui problemi sociali è appreso e praticato da Sturzo
              in senso strettamente leoniano, così come il Pontefice lo aveva esplicato nella Rerum
              Novarum e in altri suoi interventi, tanto da essere considerato come una sicura sal-
              vaguardia a vantaggio dei fini della democrazia cristiana e contro le insidie delli-
              beralismo e, soprattutto, contro gli irreparabili errori del socialismo, che, ormai, si
              presentava e si propagava nella sua più temibile forma di «socialismo scientifico».
              Il male del marxismo, secondo il sociologo cattolico, «non consiste nelle giuste ri-
              vendicazioni popolari, sia nel campo economico, sia nel sociale e politico». Sif-
              fatte rivendicazioni, fra l'altro, sono pienamente condivise dal cristianesimo.


                   Il male, invece, è in quei fini utopistici «a cui il materialismo economico
              e sociale e la lotta di classe, cardini del socialismo, porteranno tutta la classe
              operaia». Il sospetto di un possibile inganno perpetrato dai socialisti a scapito dei
              lavoratori è manifesto nelle parole del giovane Sturzo, il quale, con sorprendente
              preveggenza, così amaramente prosegue:  la classe operaia «non solo arriverà
              alla giusta, intiera, razionale e organica rivendicazione dei suoi diritti, ma,
              nella demoralizzazione crescente, segnerà un nuovo e peggiore decadimento,
              una nuova e più profonda crisi dei rapporti etico-sociali-economici dell'uma-
              nità intiera» (Sturzo 1961: pp.  139-140).

                   Egli è convinto che si andrà oltre, perché il disordine intaccherà anche la
              sfera dello spirito a grave detrimento dell'umanità. «E la vita religiosa dei popoli

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